LIU XIAOBO SIMBOLO DEI DIRITTI UMANI

Finalmente il premio nobel per la pace torna ad essere assegnato con criteri concreti e non solo sulle intenzioni future. La scelta di Liu Xiaobo corona la lotta di tutti quegli attivisti che pagano sulla propria pelle il tentativo di cambiare il sistema delle cose e di far nascere una cultura della pace e dei diritti. Troppo spesso queste persone sono lasciate nel dimenticatoio e vengono esaltate solo nelle occasioni ufficiali. Il premio nobel per la pace deve ricordarci che esistono nel mondo migliaia di persone che, quotidianamente , combattono contro regimi totalitari, in difesa dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo, e lo fanno senza la luce dei riflettori. Liu Xiaobo, oggi in carcere a scontare una pena che terminerà nel 2020, porta avanti una lotta ormai ventennale che lo vide protagonista anche durante le manifestazioni di piazza Tienanmen. Il nostro augurio è che di questi eroi non si parli solo un giorno all’anno ma che con le nostre azioni li si ricordi ogni giorno dell’anno. Riportiamo di seguito il testo integrale con le motivazioni che hanno portato all’assegnazione del Nobel a Liu Xiaobo.

«Il Comitato norvegese per il Nobel ha deciso di assegnare il premio Nobel per la pace 2010 a Liu Xiaobo per la sua lunga e non violenta battaglia in favore dei diritti umani fondamentali in Cina. Il Comitato norvegese per il Nobel ritiene da tempo che ci sia uno stretto legame tra i diritti umani e la pace. Tali diritti sono un prerequisito per la “fratellanza tra le nazioni” della quale Alfred Nobel scrisse nel suo testamento.
Nei decenni passati, la Cina ha raggiunto risultati economici difficilmente eguagliabili nella storia. Il Paese è oggi la seconda economia più grande del mondo; centinaia di milioni di persone sono state sottratte alla povertà. Anche le possibilità di partecipazione politica sono state ampliate.
Il nuovo status della Cina deve comportare una maggiore responsabilità. La Cina viola diversi accordi internazionali dei quali è firmataria, così come la sua stessa legislazione in merito ai diritti umani. L’articolo 35 della Costituzione cinese sancisce che “i cittadini della Repubblica popolare cinese godono della libertà di espressione, di stampa, di assemblea, di associazione, di corteo e di manifestazione”. In pratica, è dimostrato che queste libertà sono chiaramente limitate per i cittadini cinesi.
Da oltre due decenni, Liu Xiaobo è un forte portavoce della battaglia per l’applicazione dei diritti umani fondamentali anche in Cina. Prese parte alle proteste di Tienanmen nel 1989; è stato uno degli autori promotori della Carta08, il manifesto di tali diritti in Cina che è stato pubblicato nel 60/o anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti umani, il 10 dicembre 2008. L’anno successivo, Liu è stato condannato a undici anni di prigione e a due anni di privazione di diritti politici per “aver incitato alla sovversione contro lo Stato”. Liu ha ripetutamente sostenuto che questa sentenza viola sia la Costituzione cinese che i diritti umani fondamentali.
La campagna per promuovere i diritti umani universali anche in Cina è stata intrapresa da molti cinesi, sia nella stessa Cina che all’estero. Attraverso le severe punizioni inflittegli, Liu è diventato il principale simbolo dell’intera battaglia per i diritti umani in Cina».

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